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lunedì 23 aprile 2012

ESTETICA /IMMAGINAZIONE E CREATIVITA' NEL "TRITTICO" DI MIZE'




ESTETICA / IMMAGINAZIONE E CREATIVITA’ NEL “ TRITTICO” DI MIZE’

Un tempo la lettura che si dava delle “arti”, che fossero musica, poesia,pittura, scultura, danza, era quella da ricercare esclusivamente nel piacere che erano capaci di donare allo spettatore-fruitore e poi ancora quanto esse fossero lontane o vicine a quella che si chiama imitazione della natura.
Oggi l’estetica, ossia la filosofia dell’Arte,che nel mentre ha fatto passi da gigante, ci propone invece una molteplicità di chiavi di lettura, impossessarsi di una delle quali per l’analisi di un’opera, escludendo tutte le restanti,non è una cosa semplice.
A rendere agevole questo titanico tentativo di mediazione ci ha provato lo studioso romano Stefano Velotti, con il suo ultimo saggio “La filosofia e le arti”, edito da Laterza, che in questi giorni é in libreria per il piacere degli appassionati.
Sottotitolo molto eloquente: Sentire, pensare, immaginare.
La lettura del testo di Velotti è stato per me un ulteriore stimolo alla comprensione dell’impegno pittorico di un’artista-amica quale la portoghese Maria José Silva, nota Mizé, di cui abbiamo avuto già altre volte occasione di scrivere.
Dico questo perché Mizé, che fa un uso magistrale del colore nei suoi quadri, proprio a partire dall’utilizzo delle diverse tonalità di uno stesso o anche di più colori differenti, è in grado, ogni volta che si mette all’opera, di raccontarci una storia sempre nuova e sempre diversa .
E non pensate assolutamente al limitante figurativo, perché sareste sul percorso sbagliato.
Mentre scrivo, penso all’ ultima “creatura” di Maria José Silva e cioè a TRITTICO, dove giallo e rosso(per altro i miei colori preferiti) s’incontrano e si scontrano, per narrarci di solarità e di amore. Amore per la natura, amore per tutte le creature del creato. Dall’animale ferito e abbandonato sul ciglio della strada a quei relitti umani, uomini e donne, che non hanno più posto alcuno nel nostro mondo oggi più che mai giudicante ed escludente.
Racconti sempre però amorevoli e garbati. Come amorevole e garbata è, infatti, colei che narra.
Il problema in arte però è anche questo.
La provocazione è di Velotti.
Che differenza c’è tra un oggetto reale, quale che esso sia, e la sua rappresentazione artistica?
Secondo Goodman ad esempio- scrive Velotti - gli oggetti reali sono già somiglianti a se stessi. Mentre solo attraverso la rappresentazione artistica essi subiscono una sorta di trasformazione, di quasi metamorfosi che sa di magico, e sono in grado di coinvolgerci, ipso facto, in quello che è poi il mondo dell’artista.
E consentirci così una lettura diversa. Quella lettura giusta appunto.
Ma ben più determinante nell’approccio all’arte, e questo calza perfettamente con tutta la produzione artistica della nostra pittrice portoghese, dai primi paesaggi molto romantici, alle delicatissime figure femminili , fino ai tentativi sull’astratto e sul concettuale, è saper provocare, riuscire a stimolare in chi guarda e osserva, la cosiddetta immaginazione, che è una delle funzioni cognitive più comuni nella nostra consueta percezione della realtà.
E da quel momento( perché c’innamoriamo di un quadro o di una scultura piuttosto che di un’altra?) ha inizio tutto un genere di conoscenza diversa dell’oggetto, e del reale in cui è calato lo stesso oggetto, e facciamo esperienza di un processo emotivo, sensibile, che per ciascuno di noi é molto particolare.
Accade una specie di attrazione fatale come si verifica nella fase dell’innamoramento appunto, che avvertiamo e che, al tempo stesso, non siamo quasi mai in grado di spiegare a noi stessi e meno che mai agli altri.
.E’ il gioco” un po’ tirannico” del demiurgo-artista.
Di tutti quegli artisti che sono realmente tali.
E questo è anche quello che accade se ci soffermiamo ad osservare le pitture di Maria José Silva.
Il creatore, o la creatrice, nel nostro caso, trattandosi di Mizé, che esprime tutta la propria creatività, figlia comunque di una cultura e di un contesto specifico,che può anche divenire “transculturale ”volendo, e dall’altra noi, comunissime persone, dotate di sensibilità, dal quale l’artista, grazie al suo lavoro, riesce a trarre fuori, come da un baule polveroso, riposto in soffitta, all’improvviso, tutta la nostra sbrigliata immaginazione.
Osservate TRITTICO e mi saprete dire le mille e una storia che riuscirete a costruire voi con la vostra stessa immaginazione.
Io non aggiungo altro.
Se si sperimenta infatti, dopo un’osservazione attenta del quadro, di chiudere gli occhi per un attimo e ricordare a memoria il colore e il tratto, l’ immaginazione ci conduce su sentieri mai prima battuti e ci consente la costruzione di storie, che hanno tutti i profumi e i sapori di quella terra portoghese, di cui Mizé è figlia.
Provare per credere.
Non aggiungo e non voglio aggiungere altro
E… naturalmente, buona immaginazione.

di Marianna Micheluzzi.

AMBIENTE E' IMPORTANTE /ANCHE L'AFRICA L'HA CAPITO







L’Earth Day, una giornata speciale come quella vissuta ieri per una riflessione seria sulle condizioni del nostro Pianeta, è stato e rappresenta un invito a proteggerne ovunque nel mondo le risorse naturali, che sono poi, senza retorica alcuna, la nostra stessa vita e quella delle generazioni che verranno dopo di noi.
In Africa, ma non solo, il problema del taglio indiscriminato delle foreste c’è ed è quel “quid” che va assolutamente risolto anche se c’è tutta la consapevolezza che, in certe realtà e incerti contesti, non può esserci ovviamente una coscienza ecologica come la si può intendere in Occidente.
Va aggiunto, per onestà, tuttavia che gli abitanti delle zone rurali dell’Africa non sono certo loro la causa dei disastri ambientali, in quanto obbligati ad utilizzare la legna per cucinare e per riscaldarsi, lì dove appunto non c’è altro.
Speculazioni e responsabilità vanno, senza ombra di dubbio, e lo sappiamo bene , ricercate altrove.
Governi ladri e compiacenti, uniti a multinazionali del settore in cerca di affari facili e a buon mercato sono proprio come “il gatto e lavolpe”di collodiana memoria
Pertanto l’eurodeputata austriaca Elisabeth Costinger si è fatta latrice, che è poco, presso il Parlamento europeo,che lo ha ratificato in tempi brevi, di un provvedimento riguardante l’Unione Europea e i diversi governi africani in merito al fatto che si possono accettare in Europa solo legni certificati, proprio perché si abbia nel mondo, d’ora in avanti, esclusivamente un’ industria e un commercio del legno sostenibili.
Le risorse forestali strettamente riguardanti l’Africa sono a tutt’oggi appena il 20% del totale del continente africano. Possiamo immaginare il significato di tale depauperamento.
Gli accordi firmati in precedenza con i Governi africani riguardavano già il Camerun, il Ghana e il Congo Brazzaville.
Ultimi in ordine di tempo, qualche giorno fa, sono arrivati a firmare anche i Governi della Liberia e della Repubblica Centrafricana.
Sono attesi, sempre dall’Africa, gli accordi governativi con il Gabon e con la Repubblica Democratica del Congo.Anche se per quest’ultima la strada sarà molto in salita.
Fuori dall’Africa gli accordi già stipulati con l’Unione Europea riguardano Indonesia, Malesia e Vietnam.
Cambiando tema, ma l’argomento è ugualmente di vitalissima importanza per la sopravvivenza del Pianeta, lo scorso 19 aprile si è svolta a Tunisi, per la quarta volta, la consueta Assemblea generale dell’Osservatorio Sahara-Sahel, di cui i “media” hanno già dato ampiamente notizia a proposito delle supposte enormi risorse idriche giacenti nel sottosuolo dell’Africana sub- sahariana, i cui governi devono pensare solo ad elaborare adesso dei quadri giuridici che ne consentano il reciproco utilizzo agli interessati.
Dei 27 Paesi facenti parte dell’Assemblea, 22 sono le nazioni africane e 5 sono le occidentali( Italia, Canada,Francia,Germania, Svizzera).
L’obiettivo, anche per l’acqua, bene insostituibile e dunque prezioso, è quello di creare un partenariato Nord-Sud.
Possibilmente, però, senza fare ricorso a furbizie prevedibili.
In conclusione, solo una corretta e responsabile gestione dell’ambiente da parte di tutti, a tutte le latitudini, consentirà agli umani come alle altre specie vitali di poter continuare a sopravvivere. O meglio di vivere com’era al principio dei tempi quando tutte le cose erano buone.
L’Africa l’ha capito, il resto del mondo deve per forza di cose andarle dietro.






A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

domenica 22 aprile 2012

LA VANITA' FA SEMPRE DANNI /ANGOLO DEL GRIOT



LA VANITA’ FA SEMPRE DANNI

C’era una volta, nel solito villaggio africano, una lepre e un leone che, quasi per caso,un giorno erano divenuti amici.
Ma non solo. Avevano, infatti, deciso anche di mettersi insieme in affari.
Il leone sarebbe andato a caccia giornalmente e la lepre poi avrebbe provveduto a fare essiccare e conservare, con adeguata perizia, la carne delle prede da conservare per i periodi di “magra” .
Le cose ai due soci per un bel po’ di tempo andarono egregiamente.
Un malcapitato giorno , mentre la lepre era all’opera,si presentarono però due iene che, con prepotenza pretesero e rubarono tutta la carne.
E ogni volta che c’era da scuoiare le prede e metterle al sole ad essiccare, era sempre la stessa storia e il medesimo agire da prepotente da parte delle iene.
Esse arrivavano, rubavano e scappavano via.
Allora ,disperata, la lepre pensò bene di costruire sul posto una trappola nella speranza-certezza di mettere fine ai ripetuti furti.
Ma, di rientro dalla caccia, inavvertitamente, il leone che non sapeva niente, fu proprio lui a cadere nella trappola costruita per le iene e purtroppo, per la violenza del tonfo, morì.
Così la lepre , che si trovava punto e da capo, ebbe un’idea, che definire luminosa è terribilmente riduttivo.
Tolse all’amico leone la sua pelle, lavò il corpo a dovere,lo riempì di erbe aromatiche e lo impagliò come si fa per imbalsamare un cadavere.
Ad operazione terminata ,legò intorno al collo del leone una bella fune e si mise ad attendere l’arrivo delle iene e la loro consueta richiesta di carne.
Stavolta, contrariamente al solito, la lepre si mostrò generosa con le iene e, addirittura, ad una di esse propose d’indossare una collana di sua fattura.
Questa, per vanità, senza troppo farsi pregare, accettò prontamente.
Ma la collana altro non era che l’altro capo della corda, che teneva legato il leone impagliato.
Così, mentre le iene si allontanavano con la carne, voltandosi indietro ebbero di continuo la sensazione d’essere inseguite dal leone.
Spaventate più che mai, corsero pertanto a rifugiarsi nella loro tana e da lì non poterono più uscire.
Perché, tutte le volte che mettevano fuori il capo per sbirciare il via libera, c’era sempre il leone in agguato.
E naturalmente, com’era inevitabile, alla fine le nostre iene, che avevano ceduto alla vanità, finirono per morire di fame proprio come aveva previsto, fin dall’inizio la lepre, che era riuscita in tal modo a vendicare se stessa e l’amico leone.



A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)






Liberamente tratto e adattato da "Leggende della Madre Africa"-Arcana Editrice

sabato 21 aprile 2012

PICCOLA DONNA DI TANZANIA





Piccola donna e mamma di Tanzania di te io non so nulla.
T’immagino di certo giovane e bella
con la tua pelle d’ebano , i capelli ricciuti e il passo elastico e sicuro.
Ti penso, a quanto dicono, avviluppata tra le spire di un male antico quanto oscuro.
Creatura impotente e smarrita.
Mentre impietosi occhi indagatori ti squadrano
senza poter far nulla.

Fragile sei come il bimbo, che stringi tra le braccia.
Io mi domando, senza risposta, che ne sarà di te a breve?
Confusa ti dimeni, seminando ancestrali paure tra gli astanti
E tuttavia le tue grida infrangono un cielo sordo.

Raccolgo il tuo dolore solo per affiancarlo ai tanti
di tutte le altre donne, bambine, giovani o vecchie,avvezze
da sempre a sofferenze in terra d’Africa.
Lo condivido sì , lo rendo noto ma, senza soluzione, è proprio poca cosa.
Anzi pochissima.
Farà il dottore bianco, nel grande ospedale di città, quel qualcosa per te ?
Sempre più spesso sento raccontare di altre come te.
Tutte uguali e compagne nel dolore.
Che accade laggiù?

L’Africa sta cambiando e noi non vogliamo vedere.
Parliamo di riti, di stregonerie, di magie e di accidenti vari.
Giusto per tacitare la coscienza.
La verità è altrove e forse più semplice che mai.
Piccola donna di Tanzania, e donne tue compagne nel dolore,
siete voi invece che state aprendo gli occhi e ciò che vedete non vi piace.
Non vi piace proprio più.
E lo gridate scompostamente purché qualcuno presti orecchio.


di Marianna Micheluzzi

COME L'AFRICA GUARDA ALLE ELEZIONI FRANCESI DI DOMANI







In Africa, facendo un calcolo molto elementare, sono al momento 17 le ex-colonie francesi, che si aspetterebbero un risultato utile anche ai propri interessi dalle elezioni presidenziali di Francia, domani, domenica, 22 aprile.
Nell’elenco dei dieci candidati , che competono, i più noti sono, anche nel continente africano, Nicolas Sarkozy e François Hollande.
Il primo è certamente poco amato dagli africani per tutta una serie di motivazioni più che valide,a cominciare dalla politica “destroide” svolta negli anni della sua presidenza in Francia nei confronti degli immigrati e specie dei musulmani e che, per quest’ultimi, ha comportato una miriade di restrizioni sgradevolissime.
L’altro,il socialista François Hollande, potrebbe far sperare in positivo ma la stampa africana francofona è dimidiata.
C’è chi valuta Hollande l’uomo “nuovo” e quindi il più disponibile forse ad un dialogo costruttivo con l’Africa e le ex-colonie e chi, invece, lo ritiene decisamente uno sprovveduto in materia di politica estera ed ignaro sopratutto dei reali bisogni dei Paesi africani.
Il fatto è che comunque la Francia non cessa,quale che sia il candidato-Presidente, una volta eletto, di avere le mani in pasto in Africa( Françafrique) più per prendere che per dare.
Proprio come è stato durante il periodo coloniale e continua oggi con le più disparate e sofisticate forme di neocolonialismo.
Non dimentichiamo, ad esempio, la presenza sul continente nero tanto della nota Areva quanto di Elf-Total.
Ricordiamoci ancora che di recente, nel corso della guerra civile in Costa d’Avorio, i soldati francesi dell’operazione “Licorne” hanno sostenuto apertamente i caschi blu dell’Onuci e le forze pro-Ouattara, perché maggiormente gradito quest’ultimo all’Eliseo.
Diciamo che un’Africa, comunque in crescita, e sia pure tra luci ed ombre, è proprio questo che non vuole più. Basta ingerenze indebite – dicono gli africani.
Inoltre l’odierna situazione politica interna dell’Africa è costellata di parecchie problematiche tutte irrisolte.
Ci sono il Mali e la Guinea Bissau, con i loro recenti golpe militari, che vanno alla ricerca di governi stabili e di uno sviluppo sostenibile per poter dare un futuro alla propria gente.
Quanto accaduto in Libia lo sappiamo ma, con difficoltà, riusciamo poi ad immaginare le conseguenze effettive nel Paese e in quelli vicini.
E parlo del Niger e del Camerun ma non solo.
La fine della Libia di Gheddafi ha fatto ritornare indietro ai propri paesi d’origine, fin in Egitto, moltissimi lavoratori immigrati, che non hanno più reddito. Quindi nuove povertà che si aggiungono alle vecchie.E gestione difficile del contesto socio-politico.
Sul Congo di Kabila e il silenzio di Sarkozy, a proposito degli sfacciatissimi brogli elettorali delle ultime elezioni congolesi nonché delle violenze e dei soprusi commessi in terra d’Africa, cali un velo pietoso ma non si dimentichi.
Sulla base, dunque, di differenti posizioni politiche i “media” africani attendono ansiosi la giornata di domani per conoscere, in parte almeno, e in base ai risultati, cosa l’Africa ex-francese deve attendersi.
Ma molti sono già convinti, come del resto lo è in Europa, che si arriverà al ballottaggio.


di Marianna Micheluzzi

lunedì 16 aprile 2012

DISTANZE GEOGRAFICHE di Marianna Micheluzzi





DISTANZE GEOGRAFICHE

Ti chiedo solo di non trasformare il mio
sorriso in un dagherrotipo polveroso
dimenticato al fondo di un cassetto.


Se il web non ci sta vivi lo stesso
emozioni e i loro cerchi concentrici
giungeranno anche all’altra sponda.


Di rimando arriverà in un viaggio
notturno il chiavistello che apre
la porta dei sogni.


Che non è certo la porta arrugginita
dalla salsedine dell’oceano scontroso
bensì quella del cuore vero della gente .

Di chi incurante senza remore o timori
oltrepassate le ombre rovinose
di città morte incontra nuova vita
per piazze strade e vicoli tra sabbia e vento.

Per un esistere che non è
mai parodia della libertà.
Solo sfida di fedeltà. Piuttosto.




Marianna Micheluzzi








domenica 1 aprile 2012

IL PAROSSISMO DELLA REALTA' / POESIA PER GIOCO



IL PAROSSISMO DELLA REALTA’

Verde mela,mela acerba.
Nouvelle cusine.
Tempo contratto, tempo prolungato.
Senza soluzione di continuità.
Alla maniera di Dalì.
Processione di falli in città.
Priapo che ritorna e piace.
Clementine dice : io me ne sto.
L’equilibrista sul filo invece: io mi esibisco.



di Marianna Micheluzzi


Il dipinto che accompagna il testo è del pittore spagnolo Joseph Segui Rico