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sabato 30 giugno 2012

LA SCIMMIA E IL GATTO SELVATICO / ANGOLO DEL GRIOT







Nel nostro solito e ormai noto luogo convenuto ( mi riferisco a quella foresta africana in cui, di domenica, ne capitano, ogni volta, di tutti i colori e di tutte le razze!!!!) s’incontrano, sempre per caso, un gatto selvatico e una scimmia.
I due, manco a dirlo, fanno subito amicizia e chiacchierano piacevolmente di ogni cosa quasi fossero amici di lunga data.
Dei reumatismi di mamma leonessa, per esempio, che fa fatica ad andare a caccia di notte, della sfacciataggine di certe gazzelle, che vogliono essere, a tutti i costi e nonostante l’età ,“fashion” e dell’anziano coccodrillo che sta perdendo i denti, perché non ha praticato per tempo l’igiene orale oppure del paziente ippopotamo che predilige ormai solo fiumi appartati, etc…
Anzi l’intesa dall’esterno pare così perfetta che addirittura, dopo una manciata di minuti, il gatto, sicuro di sé e dell’amicizia dell’altro, domanda alla scimmia la cortesia di togliergli le pulci dalla schiena.
“Scimmia – dice il gatto- potresti ,cortesemente, spulciarmi? ”.
E poi aggiunge : “E’ una cosa, se non lo sai, che si fa tra amici”.
Ma la scimmia lo sapeva. E anche troppo bene.
Infatti, attenzione.
Mai fidarsi (quale che sia la circostanza) delle apparenze e dell’affettazione di sentimenti amorevoli.
Ci sono in giro dei bravi attori.
La scimmia allora, solerte e premurosa accorre e non si fa pregare due volte.
Ma “ natura non facit saltus”.
Lo dice anche quel vecchiaccio di un Aristotele agli studenti, quell’impertinente e curiosone di un filosofo greco, adoperando però un latino maccheronico per farsi capire meglio.
Infatti, immediatamente dopo aver fatto le pulci al gatto selvatico, la scimmia, dispettosa com’è e come purtroppo la conosciamo, lo lega per la lunga coda ad un ramo di un albero e se ne scappa saltellando e fischiettando allegramente e battendo le mani come avesse fatto la cosa più naturale del mondo.
Il povero gatto chiede aiuto, strilla, si dimena, piagnucola ma nessuno lo ascolta.
Fino a quando però una tartaruga di passaggio avverte il suo richiamo.
Si avvicina e impietosita lo soccorre a patto però che poi, a cose fatte,egli la lasci andare sana e salva per la sua strada.
E così avviene.
Una volta tornato tra i suoi amici autentici, il gatto selvatico escogita un trucco per punire l’infida scimmia.
Dice loro che nel giro di cinque giorni si fingerà morto. E che, per favore, al momento opportuno, spargano in giro la notizia, rendendola credibile.
Nel giorno giusto, com’è consuetudine da quelle parti, arrivano in una lunga teoria tutti gli animali della foresta e dei dintorni.
Per omaggiare il gatto defunto, giunge anche la scimmia, che addirittura si mostra trafelata.
Ma il gatto all’improvviso, con scatto felino, si desta dal suo sonno apparente e prende ad inseguire la scimmia.
La malcapitata, che non se lo aspettava di certo, fugge e non trova di meglio che arrampicarsi su di un altissimo albero, che si trova nei paraggi.
Da quel giorno in avanti le scimmie, che continuano a temere molto il gatto selvatico,dimorano da sempre sui rami alti degli alberi e, quando scendono, lo fanno solo con estrema prudenza.


a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

"FRATELLI D' ESILIO" DI ANTHONY PHELPS / SPAZIO ARTE E POESIA





Fratelli d’esilio
compagni dai piedi impolverati
nei nostri sguardi passa una
stessa visione
i ricordi in gabbia dietro il vetro opaco
presente come una lastra.
Abbiamo soltanto gesti di fumo
per contare il tempo dei kénépiers in fiore
poiché noi entriamo in un posto strano
sempre più girando la schiena al paese
e il vetro e l’acciaio modifica le nostre credenze…

Tratto da “Motifs pour le temps saisonnier”


a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

"RASHID MIMOUNI "DENTRO L'INTEGRALISMO".- EINAUDI (TO)





Questo libro dello scrittore algerino Rashid Mimouni, pubblicato in Italia nel ‘96 dall’ Einaudi
e, quasi certamente, reperibile oggi più nelle biblioteche che in libreria, racconta l’esperienza personale dell’autore e quindi la testimonianza in diretta di sé e di quelli che sono stati poi i più importanti e notevoli cambiamenti politici avvenuti nella società algerina, quasi per tutti i ceti, con l’avvento del potere politico di matrice integralista islamica nei primi anni ‘90.
Un amico giornalista, di recente ha diffuso sul web un suo “pezzo” titolato: “Egitto come Algeria”.
E, quasi certamente, la sua analisi dei fatti, una lettura provocatoria e parallela di quello che purtroppo è stato ieri( e che ben ricordiamo) e di quello che potrebbe essere anche oggi, non è sbagliata.
Si pensi, infatti e per un solo attimo, nell’odierno stato di cose, all’operato occulto della casta dei militari e alla mole d’ interessi economici che l’accompagna, oggi come ieri , in un Egitto neanche troppo lontano da noi.
Si rifletta su di un paese popoloso che non ha più parlamento, pur avendolo liberamente eletto, e con un presidente, Mohammed Morsi, dichiaratosi certamente un fautore dello Stato laico a parole ma appartenente, comunque, allo schieramento politico dei Fratelli musulmani.
Certe analogie, e in certe circostanze,fosse solo per rifletterci e ragionarci , possono anche venire bene.
Direi che favoriscono la comprensione di dinamiche per noi ,europei e occidentali, decisamente complesse.
I vuoti politici- fa capire lo scritto di Rashid Mimouni – sono pericolosissimi anche se all’apparenza tutto potrebbe sembrare che fili liscio.
Proprio come vorrebbero lasciarci intendere, oggi, alcuni intellettuali egiziani ,che parlano e scrivono del loro Paese, smorzando gli allarmismi dell’Occidente.
Algeria povera, quella degli anni ’90. Egitto povero, molto povero, quello di oggi.
L’accostamento in parallelo può significare una sola cosa, a mio parere e qui concordo in pieno con Mimouni, e cioè che la frustrazione dei ceti meno abbienti,costretti a pagare per il benessere dei pochi, a lungo andare, potrebbe generare il “mostro”.
E per la nostra lettura, pur facendo gli indispensabili distinguo perché Algeria non è Egitto, quello che conta è che chi ha scritto((Rashid Mimouni è morto a Parigi nel 1995), ha letto l’integralismo dal di dentro. E non è poco.
Quanto a noi ciò dovrebbe essere sufficiente per allertarci con intelligenza.
Per inciso, mutata mutandis, anche in Italia e in altre similari realtà europe (Spagna-Portogallo-Grecia…etc.), se non cessa la guerra finanziaria in atto sui mercati mondiali, i ceti meno abbienti, stufi di subire e di essere spremuti come limoni, potrebbero riservare brutte sorprese alla politica ufficiale.
Perché politica,cioè arte di governo e non certo partitica, è qualcosa d’ imprescindibile, in ogni contesto e in ogni epoca storica, per gestire, con regole civili, persone e cose.
E leggere per ciascuno di noi significa anche un po’ rendersi conto di questo.
Come farsi cioé i necessari ”anticorpi”,allo scopo, se riesce, d’evitare dannose conseguenze conflittuali.




A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

venerdì 29 giugno 2012

LUANDA (ANGOLA) OTTIME CHANCE IN ATTESA DELLE POLITICHE DI AGOSTO





Il mese di agosto non è molto lontano e la sfida elettorale per riconfermare o mettere in difficoltà il partito di Governo è già cominciata a Luanda e nel resto del Paese.
Ma José Edoardo dos Santos, l’inossidabile, in sella dagli anni ’70 con il suo Movimento popolare per la liberazione dell’Angola(Mpla) , non intende affatto lasciare campo libero agli eventuali e possibili avversari.
Pertanto si lavora dappertutto per l’obiettivo prioritario e si fatica anche sodo.
Il Paese, infatti, è in fibrillazione con tutta una serie di iniziative interne anche se le cosiddette “malelingue” parlano di specchietto per le allodole allo scopo esclusivo di confermare e/o raddoppiare i consensi.
Tanto per cominciare, come se la vittoria fosse scontata, da parte dei governativi si lavora sopratutto per la fiera Projekta, un importantissimo evento internazionale, che riguarda il settore delle costruzioni e che aprirà i battenti, a Luanda, in ottobre prossimo.
Questo, per inciso, significa già, mentre scriviamo, centinaia di posti di lavoro per le famiglie del luogo con salari garantiti.
E accade in tempi di crisi per parecchi altri Stati africani e non solo.
L’importanza della fiera Projekta è quella d’essere un avvenimento, in Africa, di respiro mondiale per la presenza di molte imprese provenienti da ogni parte.
Tanto che anche l’Italia parteciperà a Projekta con un padiglione espositivo proponente il meglio del “nostro” made in Italy nel campo delle costruzioni civili, dei macchinari, delle energie rinnovabili e degli equipaggiamenti per la sicurezza.
E a conferma che l’edilizia tira in Angola, secondo dati attendibili, il tasso di crescita medio del settore è stato, dal 2002 al 2011 , del 18,5% annuo.
Inoltre sempre il governo di Dos Santos, se riconfermato, ha in programma la costruzione di almeno altri 6500 chilometri di strade nel Paese accanto a ristrutturazioni certe di ponti, ferrovie ed aeroporti, che necessitano da tempo di una urgente messa “a nuovo”.
Per quanto riguarda poi l’assistenza alle fasce di popolazione più deboli, perché disagiate, e a quelle soprattutto delle aree rurali, è già in corso la costruzione di case popolari da assegnare nell’ordine addirittura di un milione.
E con esse luce e acqua per tutti.
Il petrolio angolano e il consenso popolare a José Edoardo dos Santos parrebbe che possano fare anche questo genere di miracoli.
La notizia, però,al momento la più interessante per me, è quella della nascita e della distribuzione a Luanda, nei giorni scorsi ,del”Journal Popular”, un “free press” di appena sedici pagine, che si stampa tre volte in una settimana e informa, in breve, quei cittadini ,che non possono permettersi la spesa di un normale quotidiano.
Il primo numero è già uscito in data 15 giugno ed è andato inevitabilmente e rapidamente esaurito.
Come lo ha definito il suo stesso direttore, il “Journal Popular” è proprio un progetto innovativo.
L’Angola( o l’Africa in generale) tranne per chi può permettersi la tv satellitare o internet(e questi non sono certo i più), accede con difficoltà a quelle che sono le notizie aggiornate.
Il più degli accadimenti, vicini o lontani che siano, li si apprende dalle radio che, come sappiamo, in Africa sono preziose, proprio perché le più a portata di tasca.
Ora la “free press” però ha il pregio d’essere carta stampata e, quindi, “parola scritta”.
Tutti coloro, anche quelli che hanno un’alfabetizzazione solo di base, possono in questo modo avere il piacere di leggere e rileggere da se stessi la notizia.
Ed è una gioia intima per il singolo certamente (noi ,oggi , dalle nostre parti questo lo abbiamo dimenticato) ma potrebbe essere anche un’iniziazione graduale al piacere dell’informazione scritta per tanti. Tantissimi.
Quindi poi un successivo accesso al libro, grazie a biblioteche popolari circolanti e, così, infine, crescita del livello d’istruzione generalizzato della gente ,che possiamo chiamare, senza tema di smentita, sviluppo.
I detrattori del progetto, e ci sono, meglio non ascoltarli.

Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

mercoledì 27 giugno 2012

ERITREA INSANGUINATA / UN RESOCONTO DI SOPRUSI E DI VIOLENZE





Quando apprendiamo,a proposito degli sbarchi sulle nostre coste, di immigrati e sentiamo pronunciare il nome “Eritrea” è di notizie come queste che dobbiamo immediatamente ricordarci.
Giorni fa il tema del rispetto dei diritti umani nel Paese africano è stato ufficialmente discusso, in sede Onu, dall’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Nel corso dell’esposizione in aula (episodi e cifre) è emerso tout court che gli abusi in Eritrea sono senza dubbio fonte di grave preoccupazione.
Rifacendosi, infatti, a fonti attendibili, il commissario, Navi Pillay, ha parlato di abusi che in Eritrea riguardano la detenzione arbitraria, le torture, il lavoro forzato, la leva obbligatoria per maschi e femmine, notevoli e pesanti restrizioni, ancora, in merito al diritto di espressione, di raduno assembleare e di religione.
Secondo i dati a disposizione ci sarebbero inoltre- ha sottolineato con forza il commissario – almeno dai cinque ai diecimila prigionieri politici rinchiusi dal regime in carceri segrete.
E, come se non bastasse, si ricorre ad esecuzioni sommarie dopo processi-burletta.

A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


(ndr.)Il dipinto a lato è del pittore spagnolo Joseph Segui Rico

"EL LOCO E LA CAGNA" /SPAZIO POESIA







Sinapsi in confusione
e materia che decade.
Luci ammiccanti di città prima.
Borgo marino di sabbia poi.
Granelli grigi e bambù in
lunga teoria.
Finis terrae.
Luci e ombre che si danno il cambio.
Giardino sterile.
Le carezze non bastano.
Biacca nel viso e bistro
agli occhi.
E rosso carminio alle labbra.
Ambigua impotenza di umani.
Jazz caldo e jazz freddo.
Poeti maledetti.
Ciarliere comari.
Parole nonsense.
Graffi di colore sulla tela.
E cicatrici sulla pelle
come da lama impietosa.


Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

martedì 26 giugno 2012

KHARTOUM (SUDAN) / L'AUSTERITA' CHE NON PIACE










Per fronteggiare e mettere in serie difficoltà, con ripetuti attacchi aerei nelle zone frontaliere, il Sud-Sudan, detentore(anche se povero in canne) dell’ intero “bottino” petrolifero di quella che, un tempo, era appannaggio della nazione unica del Sudan musulmano di el Bashir, occorrevano e occorrono di necessità, da parte di Khartoum, consistenti risorse finanziarie.
Ma queste non ci sono. O, almeno, non ci sono più come era una volta. La guerra guerreggiata, a lungo andare, fa anche questo. E dove cercarle, allora?
Così il Governo di Khartoum ha imposto, dall’oggi al domani ( ma è già parecchio comunque che la cosa va avanti), ai suoi cittadini, che forse sarebbe più opportuno, senza tema di smentita, chiamare “sudditi”, tutta una serie di tasse e di gravosi balzelli.
In particolare sono stati applicati addirittura prelievi diretti dalle paghe e dagli stipendi di tutti coloro che hanno un lavoro o un impiego, e quindi sono possessori di un reddito fisso. Sono stati tassati, ad esempio, anche alcuni membri degli stessi ministeri governativi.
E tutto questo accanto ad un progressivo quanto insostenibile giornaliero aumento del costo della vita.
Quale poteva essere l’effetto di una tale austerity forzosa?
La gente inizialmente ha sopportato e poi, com’è nell’ordine naturale delle cose, quando non riesci più a sfamare te e i tuoi familiari, è scesa in piazza.
Per un’intera settimana, la scorsa infatti, ci sono state dimostrazioni popolari nelle strade con lanci di pietre, pneumatici bruciati e blocchi improvvisati ma funzionali, grazie a tutta la rabbia che si ha in corpo in situazioni del genere.
E soprattutto, quando si è messi alle strette, se lo Stato altri non è , nei tuoi confronti, che un Moloch”sordo” che ti sovrasta senza darti respiro, né diritto di parola.
La risposta del potere costituito, comunque, non si è fatta attendere molto.
Ed è stata quella lapalissiana ai manifestanti di farla finita col continuare a mettere in pericolo la sicurezza e l’ordine pubblico.
Tuttavia, quasi certamente anche Khartoum, a detta di osservatori esterni, non tarderà, prima o poi, a scaricare il suo “tiranno” proprio come è accaduto in Tunisia e in Egitto.
Certo occorreranno tempi lunghi, perché sono storie molto diverse da quelle occidentali e come profondamente diverso è il concetto di democrazia da quelle parti. Che non può essere fotocopia dei nostri. Ma accadrà.
El Bashir, criminale populista con la sua gente, con tutta una serie di pesanti imputazioni a carico e ricercato ufficialmente dal Tribunale penale internazionale de L’Aja, un tempo grande beneficiario di buone protezioni da parte dei differenti “rais” nei suoi spostamenti, oggi è decisamente un po’ più solo.
E così anche a Khartoum il vento della Storia, sempre pronto a spazzare il “vecchio”, potrebbe fare spazio, quanto prima, al nuovo.
Un nuovo che, per quanto occorra essere “idealisti senza illusioni”, e cioè con i piedi ben piantati in terra, è auspicabile sia migliore.


A cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)