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mercoledì 2 gennaio 2013

PENSIERI POLITICAMENTE "SCORRETTI" /READING E GENESI DI "RICORDI DI UN ANGELO SPORCO " DI H.MANKELL






“Vivo in un mondo nero in cui i bianchi consumano le proprie energie ingannando sia se stessi che i neri, pensò. Sono convinti che gli abitanti di qui non se la caverebbero senza di loro, e che i neri abbiano meno valore perché credono che nei sassi e negli alberi alberghino gli spiriti. Ma i neri, a loro volta, non capiscono come si possa maltrattare un figlio di Dio al punto da inchiodarlo a una croce. Si meravigliano dei bianchi che vengono qui animati da una tale frenesia che nel giro di poco tempo soccombono al cuore, che non riesce a stare al passo nella loro caccia a potere e ricchezze. I bianchi non amano la vita. Amano il tempo, e ne hanno sempre troppo poco.”


               


L’input per romanzo di Henning Mankell nasce da una conversazione avvenuta, per caso, con un suo amico e scrittore di “cose” africane e di storie d’Africa , tale Tor Sallstrom.

E’ proprio l’amico che riferisce a Mankell di un documento rinvenuto nel vecchio archivio coloniale di Maputo,all’epoca Lorenço Marques, nel quale c’è traccia di una donna svedese, realmente esistita e lì residente ma sopratutto grande contribuente in materie di tasse in quanto ricchissima.

E che sia giunta,ai primi del ‘900, fin lì è possibile,sostiene lo stesso Sallstrom, perché le navi cariche di legname svedese,dirette in Australia, facevano sempre sosta in Mozambico per i normali rifornimenti. E poi proseguivano.

E, molto spesso, su quelle navi c’erano anche donne, impiegate come cuoche di bordo.



Un messaggio emerge con chiarezza da tutto il racconto di Mankell ed è che avidità e menzogna sono connotazioni prevalenti dell’agire dell’essere umano. Bianco o nero indifferentemente. Vecchio e nuovo “colonialismo”. Ieri e oggi. E’ tutto uguale. Non cambia assolutamente niente.

Hanna o Ana (una volta inculturata nel luogo), la protagonista, donna giovane e ingenua, e anche molto povera all’inizio del racconto, ne fa la scoperta per gradi, attraverso incontri e storie personali, e diviene, gioco forza, suo malgrado, adulta.

Nella post-fazione Mankell dice molto chiaramente che il suo racconto è basato sul “poco” che sappiamo e sull’enorme quantità di cose che non sappiamo.

Questo, infatti, è ciò che mette in moto, sempre, uno scrittore “autentico” quando inizia a dare vita ai suoi personaggi e l’inserisce, attraverso vicende più o meno complicate,e con più o meno successo, all’interno di una “storia”.


        a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)





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