lunedì 7 gennaio 2013
SEGUI - KAVAFIS - SEGUI / AMATA TERRA - AMATO MARE
L’azzurro del Mediterraneo e il “rosso” fuoco e il “giallo”bruno della terra di Catalogna, che scopri nelle tele di Joseph Segui, ben si sposano, se non sei un osservatore distratto e capace di attenzione riflessa, con le "parole” a colori, e cioè i noti versi del “greco-egiziano”, e quindi mediterraneo, Costantino Kavafis.
Quella luce mediterranea, appunto, inconfondibile che ridesta la memoria del “corpo”- proprio come recita il poeta .E, con essa, emozioni che si credeva non fossero più.
E questo perché essi, Segui e Kavafis, esistono, solo e soltanto : il primo dentro i suoi “colori” e il secondo nella sua “poesia”.
Sono i due, senza dubbio, le icone di una cultura che dal caldo“mare nostrum” spazia lungo più direttrici di marcia per abbracciare mondi altri e differenti.
Non è un accostamento ardito,Segui-Kavafis, perché tutti e due, tanto l’artista che il poeta,oltre a una vocazione quasi monacale e,oserei dire anche un po’ maniacale per la propria arte, fondono con cultura e maestria, per radici e remota sostanziale formazione , l’antico con il moderno.
E così ci hanno narrato e narrano dell’ uomo /donna di sempre, delle sue passioni, dei suoi turbamenti, delle sue angosce, delle sue aspirazioni.
Raccontano, in definitiva, un archetipo.
La loro, a dirla senza tema di smentita, è un’epica a tutto tondo.
L’uomo ellenico di ieri diviene l’uomo europeo dei nostri tempi sebbene permanga eterno il susseguirsi frettoloso e inarrestabile delle stagioni e delle mode che , in quest’ottica, altro non sono che puri epifenomeni.
Nei colori di Segui “leggi” che l’ “arte” è necessità di vita, nutrimento, pane e companatico quotidiano, proteine (e lo è e deve esserlo per tutti, anche e soprattutto, per l’uomo della strada), così come nei versi di Kavafis, invece , la “memoria”, che è il filtro della nostalgia, porta all’impatto, e non solo emotivo, con l’irreversibilità di tempo e di spazio, di essere e di esistenza.
(m.m.)
I Sapienti
Gli uomini sanno le cose presenti.//Gli dei conoscono quelle future, /assoluti padroni d'ogni luce./Ma, del futuro,avvertono i sapienti /ciò che s'appressa.Tra le gravi cure /degli studi, l'udito ecco si turba d'un tratto.A loro giungono le oscure /voci dei fatti che il domani adduce.Le ascoltano devoti. Fuori, per via, la turba /non sente nulla, con le orecchie dure.
C.Kavafis.
La Tavola Accanto
Avrà ventidue anni./Ma sono certo che, quasi altrettanti /anni fa, l'ho goduto, io, quello stesso corpo./Non è delirio erotico./or ora sono entrato :/di bere troppo non ho avuto tempo./Io l'ho goduto quello stesso corpo./Non mi ricordo dove - e che vuol dire ? / Oh,adesso sì ! Alla tavola accanto s'è seduto : /ogni gesto ravviso. E, di là dalle vesti,/nude rivedo le dilette membra.
C Kavafis
Voluttà
Di gioia mi profuma la vita la memoria /dell'ore che fu mia la voluttà che volli./E di gioia profuma la vita mia lo schifo /d'ogni abitudinaria voluttà.
C Kavafis
ndr.) Le opere pittoriche a corredo del testo sono del pittore catalano Joseph Segui
a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
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