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mercoledì 5 dicembre 2012

BUNJU (TANZANIA) / "ENENDENI" RICORDA P. LELLO MASSAWE






Era tanzaniano e si chiamava Luca Salutaris Lello Massawe. Però in Italia tutti lo conoscevano semplicemente come Lello...

Uso il verbo al “passato”, perché Lello non c’è più.

È morto il 25 ottobre scorso in Tanzania, annegato in un baleno nell’Oceano Indiano.

Venne ritrovato il giorno dopo, prostrato, fra un cespuglio di mangrovie, con le braccia incrociate sul petto “in atteggiamento di preghiera”: raccontano coloro che rinvennero il corpo. Aveva 51 anni.

Da circa un anno padre Lello era il superiore dei 59 missionari, di vari paesi, che operano in Tanzania. La commozione fu intensa alla sua morte. Ne parlarono con stima ed affetto radio e giornali. Dall’Italia giunsero tre giovani, per fermarsi altrettanti giorni: un giorno per l’eucaristia a Bunju, un altro per il funerale a Tosamaganga (a 520 chilometri di distanza) e il terzo giorno per “guardare attorno”.

La rivista “Enendeni” (Andate) ha riservato a padre Lello la copertina di novembre (vedi foto) e l’articolo interno principale.

Come missionario, operò in Etiopia dal 1993 al 2000, oltre che in Italia dal 2000 al 2005. Un missionario anche coraggioso.

In una intervista pubblicata su Enendeni (dicembre 2011), ricordando i 50 anni di indipendenza del Tanzania raggiunta nel 1961, padre Lello affermava: “Tanzaniani, in questi mesi abbiamo sentito tante volte ripetere ‘Abbiamo avuto il coraggio, siamo stati capaci, ora andiamo avanti’. Queste sono parole politiche, false. Abbiamo avuto il coraggio di fare che cosa? Di sfruttare la gente e di rubare ai poveri. Ecco il coraggio di parecchi. Diciamo la verità: abbiamo avuto l’ardire, in questi 50 anni di indipendenza, di umiliare l’uomo della strada mancando gravemente di giustizia. Oggi il politico non si vanti di ipotetici successi, ma confessi: io ho rubato alla comunità del Tanzania. Poi non si dica ‘siamo andati avanti!’. Con cavolo! I ricchi vanno avanti, mentre i poveri vanno indietro”.

Circa la necessità di continuare l’annuncio del Vangelo in Tanzania, padre Lello diceva : “Amici, non si dica ‘Adesso basta! Il messaggio di Gesù lo conosciamo già’. Macché! Domandiamoci piuttosto: perché nel nostro paese ci sono ancora tanti criminali stregoni? Perché gli albini continuano ad essere tagliati a pezzi? La verità è che tanti tanzaniani vivono come bestie, non come persone. Tanti cattolici, entrati nella politica, sono corrotti. Altro che giustizia evangelica!”.

Il 25 ottobre 2012 padre Lello Massawe celebrò l’Eucaristia a Bunju con altri sei padri, superiori dei missionari della Consolata in Kenya, Etiopia, Congo, Costa d’Avorio, Mozambico, Sudafrica e Gibuti. Tenne loro un brevissimo discorso, dicendo: “Noi sacerdoti dobbiamo essere più credibili nelle parole e nei fatti. Se non lo siamo, siamo ipocriti e le nostri prediche, anche interessanti, sono un insulto...”.

Erano le 7.20 del mattino. Poche ore dopo padre Lello affogava nell’oceano.

Sotto gli occhi ho l’articolo di “Enendeni”, che ho intitolato: “Chi non è suo amico?”.



p. Francesco Bernardi

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