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venerdì 26 luglio 2013

"Chi decide ciò che è giusto e ciò che non lo è? " /L'angolo del Griot

Sempre nel nostro consueto villaggio africano, nell’Africa del Sahel, viveva un giovane che si diceva infelice in quanto ogni azione che egli compiva, a suo dire, non riceveva mai né lode, né biasimo alcuno. Era quasi come non esistesse. E così, stufo, un giorno, fece presente la cosa a suo padre. Il padre, allora, lo invitò ad andare ad acquistare al macello una lingua di bue e aggiunse,perché lo tenesse sempre a mente, che essa era sì dolce ma anche ruvida e che non lo dimenticasse mai quando, una volta cucinata, l’avesse voluta mangiare. Il giorno successivo a questo abboccamento, padre e figlio decisero di partire (l’invito partì veramente dal padre), servendosi come mezzo di locomozione per il viaggio di un loro vecchio asino. (Mi chiedo per altro, come possa essere capitato laggiù un asino ???? Ma la fantasia, lo sappiamo, non ha limiti…) Comunque, intrapreso il cammino e sotto un terribile sole cocente, il giovane era in sella all’asino e il padre a piedi, poggiandosi al suo solito bastone. Al primo villaggio raggiunto,mai lo avessero fatto, giù critiche a non finire da parte della gente incontrata per la prima volta. Non si poteva far camminare a piedi un uomo anziano e il giovane starsene bello comodo in groppa all’asino – essi dicevano. Nel secondo villaggio accadde che, all’arrivo, l’anziano padre fosse lui, questa volta, in groppa all’asino. E anche qui nuovi appunti. E per niente piacevoli. Perché - bofonchiavano gli astanti- il vecchio se ne stava comodo sull’asino e non cedeva il posto al giovane, che aveva vissuto, magari, una stancante giornata di lavoro, nei campi, sotto un sole impietoso? Cammina, cammina…i due, con l’asino, entrambi in sella, pervennero anche al terzo villaggio dell’itinerario. E qui, mai lo avessero fatto, giù critiche feroci all’indirizzo dei due e tantissima commiserazione nei confronti della povera bestia affaticata, dal sole, dalla lungaggine del viaggiare e dal peso dei viaggiatori, belli comodi, in groppa. E così per l’ultima destinazione i due scesero entrambi dall’asino e procedettero a piedi, lasciando l’asino alleggerito da pesi. Ma neanche questo andò bene alla gente incontrata. Essi dissero che era assurdo procedere a piedi senza ricorrere a servirsi dell’asino. Il padre, calata improvvisa la cupa notte africana, prese finalmente da parte il figlio sotto un grande albero, quello che avevano scelto per loro riparo e gli chiarì ,senza mezzi termini, che a decidere il giusto e l’ingiusto non c’era altri che lui stesso. Lui medesimo. E basta. E precisò, ancora, che l’esperienza del viaggio e gli incontri fatti avrebbero dovuto servirgli da lezione. E questo non solo in Africa ma sotto ogni cielo.

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