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venerdì 19 luglio 2013

Il Re e il giovane povero in cerca di fortuna /L'angolo del Griot

C’era una volta in un Paese dell’Africa occidentale, che si affaccia sull’oceano, un giovane molto povero, che abitava in un villaggio di pescatori. Qui le famiglie, quando la pesca era abbondante, traevano sussistenza dal mare. Il nome del giovane era Marr e non sappiamo perché non avesse né genitori, né fratelli. Un giorno, resosi conto della propria difficilissima condizione, pensò bene di andare a cercare fortuna altrove. Più lontano, magari. E si mise in cammino. Cammina, cammina, giunse presso uno di quei regni saheliani di cui si favoleggiava da sempre, per ricchezza e noto benessere, persino al suo villaggio. Chiese subito udienza al sovrano del luogo e, accontentato, dopo aver descritto il proprio stato, domandò per sé uno straccio di lavoro, per poter continuare a vivere con onestà così com’era nato. Il re lo accontentò e Marr, in tempi brevi, da servitore arrivò, passo dopo passo, crescendo nella stima del sovrano, ad essere addirittura suo consigliere. E il tutto con grande invidia degli altri sudditi, che non tolleravano il successo dello straniero. Infatti, un giorno, misero la pulce nell’orecchio al re e gli fecero presente che Marr, dopo avere eseguito i suoi doveri, si rinchiudeva in una sua piccola abitazione rotonda, nei pressi del granaio. E chissà lì quali misteri celasse dal momento che nessuno, proprio nessuno, era mai stato invitato ad entrare nella casa. Il re, allora, influenzato da queste dicerie, un bel giorno decise di fingere di partire per un lungo viaggio d’affari. E così fece, accomiatandosi da Marr. Ma al calare della sera invertì il percorso e fece ritorno nel suo regno. Niente di meglio, appunto, che sorprendere inaspettatamente Marr. Giunse alla soglia della casa rotonda e,con l’aiuto dei suoi uomini della scorta, penetrò all’interno della modestissima costruzione di mattoni di fango. Marr fu molto sorpreso e alle domande inquisitorie del sovrano rispose con grandissima schiettezza, mostrandogli le sue povere cose. E cioè : una bisaccia,un bastone e uno straccio d’abito. Quando il re chiese spiegazione del perché di tanto mistero, Marr rispose, ancora una volta, con la sua abituale schiettezza. “Maestà- disse – io non voglio mai dimenticare le mie origini. E questi oggetti, ogni sera, quando rientro dal lavoro, me le ricordano.”. Il re comprese e abbracciò con affetto Marr, che continuò ad essere fedelmente al suo servizio e al servizio del regno e questo,immensamente grato, fino alla vecchiaia. Coloro che avevano gettato ombre sul comportamento di Marr furono, invece ,esiliati per sempre dal regno e di loro non si seppe più nulla. (m.m.)

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