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lunedì 22 luglio 2013

Difficile Mozambico /Impegno per il rispetto dei diritti umani

Se lasciamo da parte le accattivanti immagini delle agenzie turistiche, che propongono e vendono sempre e soltanto bei sogni, in quanto è il loro mestiere, parlare del Mozambico in termini di diritti umani, e del loro rispetto, è assolutamente tutta un’altra cosa. Appena ti accosti al “caso” e getti un’occhiata, ti accorgi , infatti, che, dietro una cortina di gioviale accoglienza, stai mettendo il dito in una piaga purulenta. Che c’è tantissimo da fare e che non resta che rimboccarsi le maniche per provare, se si riesce, a cambiare almeno un po’ le cose. E, poi, che in effetti l’impresa è sul serio titanica e richiede, appunto, il coraggio della sfida. Mi riferisco alla legge sulla terra (sradicamento forzoso dei contadini), che definire iniqua è giusto un eufemismo, al traffico di esseri umani tuttora in corso e alla violenza contro le donne, specie le più giovani, che nell’insieme laggiù contano meno che un “acca” , proprio come si dice qui da noi. Il peggio poi è che la maggioranza della gente comune, nel Paese, ignora o è indifferente a questo genere di problemi. Informare per prevenire, pertanto, è il primo dovere da compiere. E, con l’aiuto d’esperti, qualcosa, si è fatto, mesi addietro ( fine aprile), nella città di Beira. Parlo della “Prima Settimana Sociale”, organizzata dai religiosi e dalle religiose del Mozambico (CirmConferemo), rappresentanti di 38 congregazioni missionarie, nella città mozambicana. Si è parlato, analizzato temi complessi e cercato d’individuare strategie operative. Una seria pastorale missionaria, che in questo caso rappresenta una forte e mirata battaglia di civiltà per tutto il Mozambico, scaturisce o può scaturire,realisticamente parlando, soltanto da una molteplicità d’iniziative, che stabiliscano quali priorità il combattere un certo agire criminale che, per analfabetismo reale e morale, passa attualmente sotto silenzio totale.

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