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sabato 13 luglio 2013

"Un giorno come tanti" di Mirco Nacoti /Leggere l'Africa sotto l'ombrellone

“Un giorno come tanti” di Mirco Nacoti / //Leggere d’Africa sotto l’ombrellone.// Mirco Nacoti, medico, è nato nel 1972 e incontra l’Africa, come volontario con “Medici senza frontiere”, destinato all’ospedale di Man, in Costa d’Avorio, soltanto nel 2004 . Dall’esperienza ivoriana scaturiscono, una volta in Italia, da parte sua e degli amici, quelli che egli riesce con il suo entusiasmo a contagiare e a coinvolgere, tutta una serie d’impegni a favore della difficile realtà conosciuta laggiù. E i risultati, in termini di solidarietà mirata e concreta, ci sono stati subito, fino dall’inizio, e continuano, ancora oggi, ad esserci con una gamma differenziata d’iniziative. Consultare per capire, ad esempio, il sito www.bibliotechman.org, il cui progetto è nato dall’avvicinamento di Mirco Nacoti all’Associazione Sguazzi [info@sguazzi.com] per riuscire a realizzare una biblioteca scientifica-tecnologica per l’ospedale, appunto, di Man in Costa d’Avorio. Ma è mia intenzione , stamane, segnalare agli amici di Jambo Africa sopratutto la lettura del diario del medico Mirco Nacoti, scritto negli anni dell’esperienza africana e pubblicato in Italia dall’editrice “Edizioni Dell’Arco” di Milano ,qualche tempo fa. Una lettura agevole e coinvolgente e che merita un po’ della nostra attenzione nel frastuono chiassoso dei mille e più cembali dell’epoca odierna. Senza sovrappormi io, a chi scrive e ci racconta quel “suo” vissuto,anche emozionale, perché il suo vuole essere un invito garbato ad allargare le frontiere della conoscenza del nostro mondo,che è spesso fatto d’ingiustizie e di sofferenze gratuite, estrapolo ,semmai, dalla prefazione al libro dell’amico Roberto Mauri. Mirco Nacoti- scrive Mauri – non è un prestigiatore e questo libro non è la magia da quattro soldi di un ragazzo di periferia vestito di nero. Il consiglio di questo mago, però, non è banale- aggiunge immediatamente. Chi legge Mirco nel suo “Diario africano” comprende per davvero - chiarisce Roberto - cosa possa significare l’esperienza di un uomo, ricco solo delle sue mani e del suo semplice sapere, fra malati che hanno ben poco o nulla per uscire dalla propria complessa se non impossibile condizione di salute fisica. E ,dinanzi ai quali, il dottor Nacoti, deve giornalmente provarsi a cercare soluzioni a situazioni che sono, quasi sempre, molto più grandi di lui. E tutto ciò nel mezzo di quelle che sono le sue gioie personali o nel margine della nostalgia degli affetti e di casa. Per non dire delle emozioni forti di certi istanti, che non possono essere tradotte, per cui nel libro noi le ritroviamo integralmente in francese. Concludendo, afferriamo la mano di Mirco e lasciamoci coinvolgere. Partiamo sereni con lui, ad occhi aperti, per capire un po’ di più quel mistero, che noi chiamiamo “esistenza” Ma, di certo, senza nutrire eccessive pretese d’essere poi in grado di svelarlo.

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