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mercoledì 17 aprile 2013

Kenya /Convalidate le elezioni dalla Corte Suprema /Ha inizio il"nuovo" corso/ E' ufficiale


         



Uhuru Kenyatta, figlio del primo presidente keniano, Jomo Kenyatta,è il nuovo presidente del Kenya in quanto così ha stabilito la Corte Suprema, mettendo fine alle contestazioni e allo strascico di polemiche, che si sono susseguite circa la correttezza delle operazioni di voto, e quindi dell’esistenza di eventuali e possibili brogli, nel corso dell’ultima campagna elettorale (marzo) del paese africano.

Il tutto è esposto in un dettagliato documento di ben 133 pagine reso pubblico, in cui si evidenzia che l’insieme del procedere certo non è stato perfetto ma non tale da consentire di invalidare le elezioni.

Uhuru Kenyatta, per inciso, è uno degli uomini più ricchi d’Africa. E questo fa capire, anche ai più ingenui, troppe cose .Oltre ad essere persona inquisita per crimini contro l’umanità dal Tribunale Penale Internazionale de L’Aja.

Nella sua agenda politica,ciò che è dato sapere è che l’impegno del governo riguarderà l’estensione dei servizi di base alla popolazione. Cosa di cui ce n’è, di questi tempi, senz’altro un grande bisogno. E, soprattutto, l’ impegno serio riguarderà la creazione di posti di lavoro per le giovani generazioni, che sarebbe meglio, a suo dire e non solo,che non lasciassero il Paese.

Si è anche fatto cenno, naturalmente, all’importanza di fugare dall’operato politico della nuova legislatura ogni forma di corruzione ma sappiamo bene trattarsi solo ed esclusivamente di discorsi di facciata, scritti o parlati che essi siano. La corruzione politica è un male, purtroppo, endemico.

E non prospera solo in Africa. E poi si è anche detto di pace e di unità interna. Divisioni politiche e contrasti interni, di differente natura, non sono mancati, accompagnati, specie negli ultimi tempi, da scioperi e manifestazioni di piazza.

La vittoria di Uhuru Kenyatta al primo turno è avvenuta, infatti, con uno scarto di appena 800.000 voti sull’avversario, il più gettonato e il più temuto al tempo stesso e cioè Odinga.

Il punto focale dell’intero programma politico rimane, però, la risoluzione del debito pubblico del Kenya, che incide attualmente al 12% del Pil. E anche, se possibile, una accettabile riduzione generale del costo della vita, per cui la massaia keniana possa fare finalmente e serenamente i suoi giri al mercato, ogni mattino, e provvedere al fabbisogno familiare senza troppe angosce.

In chiusura è ovvio che si faccia cenno ad una maggiore competitività del Paese africano sui mercati internazionali.

               a cura di  Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

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